Una volta, un vecchio pescatore cinese incontrò un giovane barbone: "che, ce l'hai du' spicci per un panino?"
"Non servirebbe - rispose il vecchio - domani saresti sempre qui, nelle stesse condizioni. Ma posso insegnarti a pescare, così d'ora in poi potrai sfamarti da solo..."
"'mmazza, quanto sei saggio!" esclamò il giovane. E andò con lui.
Qualche giorno dopo, passando dallo stesso posto, il vecchio pescatore incontrò lo stesso giovane barbone che chiedeva l'elemosina: "che fai ancora qui? Non hai preso pesci, oggi?"
"Come no? - rispose il giovane - l'ho già mangiato, ma un po' di pane per accompagnarlo? Che so, un'insalatina, un bicchiere di bianco fresco... e poi devo comprarmi dei vestiti, e..."
"Capisco - lo interruppe il vecchio saggio - allora dobbiamo fare un passo avanti, e parlare della struttura economica della società moderna."
"De che?" lo incalzò il giovane.
"Vedi, se tu non ti fermassi a prendere un pesce per sfamarti ma ne pescassi degli altri, potresti vendere l'eccedenza al tuo fabbisogno alimentare e investire il ricavato per acquistare le altre cose che possono servirti: è la logica del capitalismo. Se tu diventassi un bravo pescatore, potresti perfino di tanto in tanto toglierti qualche sfizio. O, che so, capitalizzare, comprarti una barca, e un giorno costruirti un'impresa di pescatori tutta tua..."
Il giovane, un po' confuso, si allontanò.
Dopo qualche giorno, il vecchio si trovò a passare ancora da quelle parti.
Lipperlì non vide il giovane barbone, e ne fu contento.
Ma poi un'ombra gli si avvicinò di soppiatto: era lui.
Solo che questa volta aveva in mano una pistola.
"Dammi tutto quello che hai" gli urlò contro.
Il vecchio, svuotandosi le tasche e consegnandogli tutti i suoi pochi averi, scosse la testa: "mi sa proprio che non hai capito..."
"Come no? - lo interruppe il giovane - ti ho ascoltato, e ho pescato tanti pesci: come credi che mi sia guadagnato i soldi per comprarmi la pistola?"
Così il vecchio se ne tornò verso casa, sconsolato e sconfitto, senza nemmeno la sua vecchia canna da pesca.
Una lacrima silenziosa rigava il suo volto, mentre rimuginava sulla morale di questa storia:
- uno stronzo, anche se impara a pescare, rimane sempre uno stronzo.
- impara a farti i cazzi tuoi.
Visualizzazione post con etichetta piccole storie zen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piccole storie zen. Mostra tutti i post
2 giugno 2014
IL PESCATORE - piccole storie zen
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
piccole storie zen
10 maggio 2014
COSE CHE GIRANO SUL WEB - piccole storie zen
Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bambini.
Uno di loro chiese all'altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Certo - rispose il fratellino - qualcosa deve pur esserci, dopo. Forse siamo qui proprio per prepararci a quello che saremo...
- Sciocchezze! E come sarebbe quella vita?
- Non lo so, ma probabilmente... ci sarà più luce che qua.
- È ridicolo: la vita dopo il parto è impossibile. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da qui.
- Però nessuno è mai tornato dall'aldilà, dopo il parto... il parto è sicuramente la fine della vita. E la vita non è altro che un'angosciante esistenza nel buio che ci porta verso il nulla.
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremo la mamma, e lei si prenderà cura di noi..."
- Mamma? Tu credi alla mamma? E dove sarebbe lei, ora, secondo te?
- Dove? Tutt'intorno a noi! È in lei, e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Impossibile: non ho mai visto mamma. Nessuno l'ha mai vista. Quindi è logico che non esista.
- Sì, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla. A percepire come accarezza il nostro mondo. Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che adesso stiamo soltanto preparandoci ad essa...
- Sarà, ma io mi fido poco o nulla di quello che non vedo...
Poi, un giorno, i due gemelli nacquero.
- Avevi ragione su tutto - disse lo scettico - allora sicuramente esisterà un dio ancora più grande della mamma, che vive tutt'intorno a noi e che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, e esisterà sicuramente una vita dopo la morte, e ora stiamo solo preparandoci a quella, e...
- accontentarsi mai, eh? - lo interruppe il fratellino.
Uno di loro chiese all'altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Certo - rispose il fratellino - qualcosa deve pur esserci, dopo. Forse siamo qui proprio per prepararci a quello che saremo...
- Sciocchezze! E come sarebbe quella vita?
- Non lo so, ma probabilmente... ci sarà più luce che qua.- È ridicolo: la vita dopo il parto è impossibile. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da qui.
- Però nessuno è mai tornato dall'aldilà, dopo il parto... il parto è sicuramente la fine della vita. E la vita non è altro che un'angosciante esistenza nel buio che ci porta verso il nulla.
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremo la mamma, e lei si prenderà cura di noi..."
- Mamma? Tu credi alla mamma? E dove sarebbe lei, ora, secondo te?
- Dove? Tutt'intorno a noi! È in lei, e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Impossibile: non ho mai visto mamma. Nessuno l'ha mai vista. Quindi è logico che non esista.
- Sì, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla. A percepire come accarezza il nostro mondo. Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che adesso stiamo soltanto preparandoci ad essa...
- Sarà, ma io mi fido poco o nulla di quello che non vedo...
Poi, un giorno, i due gemelli nacquero.
- Avevi ragione su tutto - disse lo scettico - allora sicuramente esisterà un dio ancora più grande della mamma, che vive tutt'intorno a noi e che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, e esisterà sicuramente una vita dopo la morte, e ora stiamo solo preparandoci a quella, e...
- accontentarsi mai, eh? - lo interruppe il fratellino.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
piccole storie zen
9 maggio 2014
IL MIO NEMICO - piccole storie zen
Da più di quarant'anni, seduto sulla sponda del fiume, aspetto.
Non ho visto passare nessun cadavere. Nessun nemico.
Paziente, sono rimasto in attesa: avevo il tempo.
Finché un giorno, dopo più di quarant'anni, il mio tempo è finito.
Vecchio e stanco, spossato, mi sono semplicemente lasciato andare, il mio corpo che scivolava lentamente nel fiume.
Portato via dalla corrente.
E è stato lì che l'ho visto.
Dietro un'ansa del fiume, poco più a valle di me: il mio nemico.
E sorrideva. L'ho visto sorridere, mentre scivolavo inesorabilmente verso valle.
"Era l'ora, cazzo - l'ho sentito dire - sono più di quarant'anni, che aspetto!!"
Non ho visto passare nessun cadavere. Nessun nemico.
Paziente, sono rimasto in attesa: avevo il tempo.
Finché un giorno, dopo più di quarant'anni, il mio tempo è finito.
Vecchio e stanco, spossato, mi sono semplicemente lasciato andare, il mio corpo che scivolava lentamente nel fiume.
Portato via dalla corrente.
E è stato lì che l'ho visto.
Dietro un'ansa del fiume, poco più a valle di me: il mio nemico.
E sorrideva. L'ho visto sorridere, mentre scivolavo inesorabilmente verso valle.
"Era l'ora, cazzo - l'ho sentito dire - sono più di quarant'anni, che aspetto!!"
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
nemico,
piccole storie zen
Iscriviti a:
Post (Atom)

