...il giorno dopo tutti sapevano tutto.
Analisi scientifiche o meno si sprecavano negli studi televisivi come nei cortili; nei salotti bene come nei cessi dei peggio bar: tutti sapevano tutto.
E venne fuori - ma solo il giorno dopo - che lo sapevano già da tempo.
Probabilmente, in tutta la città, io ero l'unico cretino che non ci aveva capito nulla.
27 maggio 2014
IL GIORNO DOPO - one shot
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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SGUARDI - one shot
Incontro i loro sguardi, a volte.
Carichi di sgomento, me li sento addosso.
Carichi di sgomento, me li sento addosso.
Guardano me, ma vedono solo il mostro. In me.
Vedo bambini indicarmi, rivolti alle madri.
Vedo madri afferrare i loro figli, e trascinarli via accelerando il passo.
Vedo, a volte, il loro sgomento trasformarsi in ribrezzo. Quasi in paura, a volte.
Come se fossi un mostro. Come se fossi io, il mostro.
Non vanno oltre i loro sguardi. Li sento.
Mi giudicano.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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IL VIAGGIO - one shot
Mi svegliai strano, quella mattina.
Intorno a me il mio paese, il solito di sempre.
Quello che amavo, ma non sopportavo più da ormai troppo tempo.
Un paese avaro, e piccolo. Incomprensibile, per certi versi, eppure così chiaro. Semplice.
E meschino.
Non sopporto più questo paese, mi dissi, così vuoto e insulso. Senza spazi né creatività. Senza prospettive.
Me lo ripetevo da troppo tempo, in realtà: dovevo andarmene.
Mi svegliai strano, quella mattina, con una nuova sensazione, nonprovata da tanto tempo: determinazione.
Dovevo andare via. E dovevo farlo subito.
Raccolsi le mie poche cose (una valigetta striminzita) e mi incamminai verso la stazione.
Intorno a me le facce di sempre: lunghe. Buie. Scavate dalla noia e dalla rassegnazione.
Paese di merda, pensai.
Ma non ero felice.
Non basta partire.
Servirebbe anche un certo entusiasmo.
Intorno a me il mio paese, il solito di sempre.
Quello che amavo, ma non sopportavo più da ormai troppo tempo.
Un paese avaro, e piccolo. Incomprensibile, per certi versi, eppure così chiaro. Semplice.
E meschino.
Non sopporto più questo paese, mi dissi, così vuoto e insulso. Senza spazi né creatività. Senza prospettive.
Me lo ripetevo da troppo tempo, in realtà: dovevo andarmene.
Mi svegliai strano, quella mattina, con una nuova sensazione, nonprovata da tanto tempo: determinazione.
Dovevo andare via. E dovevo farlo subito.
Raccolsi le mie poche cose (una valigetta striminzita) e mi incamminai verso la stazione.
Intorno a me le facce di sempre: lunghe. Buie. Scavate dalla noia e dalla rassegnazione.
Paese di merda, pensai.
Ma non ero felice.
Non basta partire.
Servirebbe anche un certo entusiasmo.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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25 maggio 2014
L'UOMO CON LA TESTA NEL CULO - one shot
Mi han chiamato, l'altro giorno, dal giornale: "mandaci cose" han detto. Bene.
"Stai sulla cronaca, sui fatti, racconta, cerca una storia" han detto. Bene.
D'altronde io questo faccio: racconto storie.
E allora scendo in piazza.
È un po' che manco, e non me la ricordavo così... piazzosa.
Vedo gente: scusate, gli chiedo, cerco una storia. L'avete vista - per caso - passar da queste parti?
Me ne servirebbe una con una certa urgenza!
Straniti mi guardano "dev'esser pazzo - li sento - andiamo via!"
C'è gente, in giro, e tanta. E ognuno corre dietro ai cazzi suoi, e ci ha da fare, giustamente.
Ma perché questo m'inquieta? Perché quasi mi spaventa?
Soffro forse di agorafobia e non lo sapevo?
No, il punto è un altro: non me ne frega un cazzo.
Chi sono, io, per star qui a guardar loro, a cercar storie, a giudicare?
Guardi la tivù? Leggi i giornali?
Cosa mai posso dirti, io, che tu già non sappia?
"Stai sulla cronaca, sui fatti, racconta, cerca una storia" han detto. Bene.
D'altronde io questo faccio: racconto storie.
E allora scendo in piazza.
È un po' che manco, e non me la ricordavo così... piazzosa.
Vedo gente: scusate, gli chiedo, cerco una storia. L'avete vista - per caso - passar da queste parti?
Me ne servirebbe una con una certa urgenza!
Straniti mi guardano "dev'esser pazzo - li sento - andiamo via!"
C'è gente, in giro, e tanta. E ognuno corre dietro ai cazzi suoi, e ci ha da fare, giustamente.
Ma perché questo m'inquieta? Perché quasi mi spaventa?
Soffro forse di agorafobia e non lo sapevo?
No, il punto è un altro: non me ne frega un cazzo.
Chi sono, io, per star qui a guardar loro, a cercar storie, a giudicare?
Guardi la tivù? Leggi i giornali?
Cosa mai posso dirti, io, che tu già non sappia?
D'altra parte sono solo un altro uomo che vive con la testa nel culo. Uno dei tanti.
Da anni ormai questo facciamo: andiamo avanti.
La testa sempre più a fondo, conficcata all'interno delle nostre chiappe, più o meno ben tornite.
Sempre più a fondo, dico, per non sentire.
Non cattiveria, non qualunquismo - ci mancherebbe - solo che abbiamo altro da fare.
Sì, certo, il mondo fa schifo, e la vita è piena di merda.
E se tanto questo è l'odore che devo sentire, perdonatemi, ma allora perché non limitarmi ad annusar la mia? Almeno so cosa ho mangiato. E se permettete, da buon gourmet, me lo sono anche goduto.
E se tanto questo è l'odore che devo sentire, perdonatemi, ma allora perché non limitarmi ad annusar la mia? Almeno so cosa ho mangiato. E se permettete, da buon gourmet, me lo sono anche goduto.
Che questo è il punto, e perdonatemi se insisto: chi sono io per giudicare?
Son solo un altro uomo con la testa nel culo, proprio come voi.
Uno che quando qualcosa non gli sta bene si indigna, e cambia canale.
Uno che quando qualcosa non gli sta bene si indigna, e cambia canale.
Parlo di me, perdonatemi, ma che altro dovrei fare?
La mia prospettiva sul mondo è un po' limitata, ne son cosciente.
Ma d'altra parte, da quaggiù, non ho certo un vasto panorama da guardare...
Ecco, se volete questo lo posso fare. Se volete, qualcosa ce l'ho da raccontare.
Sono esperto di merda, e in giro ce n'è tanta.
Ma sia chiaro: se vogliamo intraprendere questo viaggio non ci dovremo lamentare, perchè la merda puzza, vista da vicino.
E quella di un altro non è certo migliore della tua!
E quella di un altro non è certo migliore della tua!
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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NOTTE - one shot
Ancora straniato dalle immagini sullo schermo, mi guardavo intorno. Spaesato.
Si era fatto buio, nel frattempo. E freddo.
Stringendomi nell'abbraccio caldo del cappotto mi sono incamminato per la strade della città, tagliate dalla luce dei lampioni: la notte mi aspettava.
Si era fatto buio, nel frattempo. E freddo.
Stringendomi nell'abbraccio caldo del cappotto mi sono incamminato per la strade della città, tagliate dalla luce dei lampioni: la notte mi aspettava.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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24 maggio 2014
INQUIETUDINE - one shot
Quante notti l'incubo è venuto a turbare i miei sogni?
Quante notti mi sono svegliato terrorizzato, con la certezza di una presenza nella stanza?
Quanti risvegli, paralizzato e inquieto, sentendo attorno a me oscure presenze?
Con la certezza di uno sguardo, scrutatore e maligno?
Quante notti preda dell'angoscia e della paura?
Quanto si è divertita, mia sorella, in tutti questi anni?
Quante notti mi sono svegliato terrorizzato, con la certezza di una presenza nella stanza?
Quanti risvegli, paralizzato e inquieto, sentendo attorno a me oscure presenze?
Con la certezza di uno sguardo, scrutatore e maligno?
Quante notti preda dell'angoscia e della paura?
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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23 maggio 2014
MAL DI TESTA - one shot
...era iniziata con un semplice mal di testa.
Non un mal di testa normale, ma insomma... niente di che.
Poi però era aumentato. E non c'era verso di farlo smettere. Niente di che, ma costante.
Il medico non sapeva cosa consigliare. Cura sintomatica, aveva detto. Non aveva capito.
Nessuno, in realtà, aveva capito. Nemmeno io.
Solo quando le idee cominciarono ad uscire, ad essere visibili, iniziai a capire.
E così tutti gli altri.
Non un mal di testa normale, ma insomma... niente di che.
Poi però era aumentato. E non c'era verso di farlo smettere. Niente di che, ma costante.
Il medico non sapeva cosa consigliare. Cura sintomatica, aveva detto. Non aveva capito.
Nessuno, in realtà, aveva capito. Nemmeno io.
Solo quando le idee cominciarono ad uscire, ad essere visibili, iniziai a capire.
E così tutti gli altri.
Non che fossero chissà quali idee, o chissà quanto interessanti. Nessun lampo di genio.
Solo che si vedevano da fuori.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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22 maggio 2014
DISPREZZO - one shot
liscia così...
con un grazie a Maicol&Mirco (cui l'ho rubata) e al Conte Zarganenko (che me l'ha fatta conoscere).
con un grazie a Maicol&Mirco (cui l'ho rubata) e al Conte Zarganenko (che me l'ha fatta conoscere).
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21 maggio 2014
IL POSTO DELLE STORIE - one shot
Era iniziata quasi per gioco.
Un giorno, per caso, si era seduto a quel tavolino e aveva cominciato a scrivere.
La storia scivolava via da sola, e scrivendola lui aveva perso il senso del tempo. Era rimasto lì fino a sera.
Il giorno dopo automaticamente, senza pensarci, si era seduto allo stesso tavolo, e aveva ricominciato a scrivere: la storia era ripartita, esattamente da dove l'aveva lasciata.
Si sa che gli scrittori, come un po' tutti gli artisti, sono tipi scaramantici. Abitudinari, anche.
E così aveva continuato: ogni giorno si sedeva a quello che ormai era il SUO tavolino e si metteva a scrivere.
Dopo qualche giorno, aveva già un suo pubblico: inizialmente distante, rispettoso, il pubblico lo guardava scrivere. Stupito, dapprincipio, silenzioso. Presero a chiamarlo "lo scrittore", e lo guardavano lavorare. Poi, sempre più curioso, il pubblico iniziò a sbirciare, ad avvicinarsi. A leggere quello che scriveva da sopra le sue spalle, chine sul foglio. Qualcuno cominciò a chiamarlo "il nostro scrittore". Ma lui non se ne accorgeva neppure: continuava a scrivere. La storia, giorno dopo giorno, continuava a scriversi.
Finché un giorno, molto tempo e molte pagine dopo, lo scrittore arrivò al bar, una mattina, e trovò il tavolino occupato. Un ragazzo, avrà avuto si e no vent'anni. Un forestiero. Senza sapere nulla, senza pensarci, aveva ordinato un caffè e si era seduto. Non c'è niente di strano, pensò lo scrittore: mica c'era scritto il suo nome... poi però avvenne qualcosa: senza nemmeno accorgersene, il ragazzo aveva tirato fuori un taccuino e cominciato a scrivere. Uno strano mormorio si levò nel bar. Timoroso. Sommesso. Lo scrittore si mise ad osservarlo, dapprincipio spaesato, confuso. Poi sempre più nervoso, arrabbiato, geloso, si avvicinò. Si mise a leggere, da sopra le sue spalle, chine sul taccuino. Adesso era decisamente spaventato: il ragazzo stava scrivendo la sua storia.Esattamente dal punto in cui lui l'aveva interrotta il giorno prima.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
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20 maggio 2014
DEDICHE - pantera
...poi, ogni tanto, quando mi annoio, se qualcuno non ha fretta e mi lascia il libro, escono pure pagine così...
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