...pronto?
19 giugno 2014
minimal horror - THE RIIING
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
minimal horror
18 giugno 2014
minimal horror - NON APRITE QUELLA PORTA
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
minimal horror
16 giugno 2014
PER DISEGNARE... - day two
...la mattina dopo stavamo nuovamente lì: la Pelanda dei Suini
(MACRO - Testaccio - Roma)
Sandra Petrignani
TUTTE LE STORIE SONO STORIE D'AMORE
Dove si parlava di donne, sentimenti, innamoramento, disamori e tradimenti...
la tesi di base era che innamorarsi è una malattia...
...ma forse solo perché non riusciva a farsi macchiare il caffè.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
pelanda,
per dire,
per disegnare
PER DISEGNARE... - day one
Alla pelanda c'era questa cosa. Tipo un festival. Tipo "Per Dire"...
Ci siamo andati per raccontarlo con le figure, che questo sappiamo fare.
Un racconto a quattro mani. E due penne. Rigorosamente a china.
PROLOGO
...io sono mattiniero (e pazzo), e sono arrivato all'alba.
Stavano ancora allestendo.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
pelanda,
per dire,
per disegnare
2 giugno 2014
IL PESCATORE - piccole storie zen
Una volta, un vecchio pescatore cinese incontrò un giovane barbone: "che, ce l'hai du' spicci per un panino?"
"Non servirebbe - rispose il vecchio - domani saresti sempre qui, nelle stesse condizioni. Ma posso insegnarti a pescare, così d'ora in poi potrai sfamarti da solo..."
"'mmazza, quanto sei saggio!" esclamò il giovane. E andò con lui.
Qualche giorno dopo, passando dallo stesso posto, il vecchio pescatore incontrò lo stesso giovane barbone che chiedeva l'elemosina: "che fai ancora qui? Non hai preso pesci, oggi?"
"Come no? - rispose il giovane - l'ho già mangiato, ma un po' di pane per accompagnarlo? Che so, un'insalatina, un bicchiere di bianco fresco... e poi devo comprarmi dei vestiti, e..."
"Capisco - lo interruppe il vecchio saggio - allora dobbiamo fare un passo avanti, e parlare della struttura economica della società moderna."
"De che?" lo incalzò il giovane.
"Vedi, se tu non ti fermassi a prendere un pesce per sfamarti ma ne pescassi degli altri, potresti vendere l'eccedenza al tuo fabbisogno alimentare e investire il ricavato per acquistare le altre cose che possono servirti: è la logica del capitalismo. Se tu diventassi un bravo pescatore, potresti perfino di tanto in tanto toglierti qualche sfizio. O, che so, capitalizzare, comprarti una barca, e un giorno costruirti un'impresa di pescatori tutta tua..."
Il giovane, un po' confuso, si allontanò.
Dopo qualche giorno, il vecchio si trovò a passare ancora da quelle parti.
Lipperlì non vide il giovane barbone, e ne fu contento.
Ma poi un'ombra gli si avvicinò di soppiatto: era lui.
Solo che questa volta aveva in mano una pistola.
"Dammi tutto quello che hai" gli urlò contro.
Il vecchio, svuotandosi le tasche e consegnandogli tutti i suoi pochi averi, scosse la testa: "mi sa proprio che non hai capito..."
"Come no? - lo interruppe il giovane - ti ho ascoltato, e ho pescato tanti pesci: come credi che mi sia guadagnato i soldi per comprarmi la pistola?"
Così il vecchio se ne tornò verso casa, sconsolato e sconfitto, senza nemmeno la sua vecchia canna da pesca.
Una lacrima silenziosa rigava il suo volto, mentre rimuginava sulla morale di questa storia:
- uno stronzo, anche se impara a pescare, rimane sempre uno stronzo.
- impara a farti i cazzi tuoi.
"Non servirebbe - rispose il vecchio - domani saresti sempre qui, nelle stesse condizioni. Ma posso insegnarti a pescare, così d'ora in poi potrai sfamarti da solo..."
"'mmazza, quanto sei saggio!" esclamò il giovane. E andò con lui.
Qualche giorno dopo, passando dallo stesso posto, il vecchio pescatore incontrò lo stesso giovane barbone che chiedeva l'elemosina: "che fai ancora qui? Non hai preso pesci, oggi?"
"Come no? - rispose il giovane - l'ho già mangiato, ma un po' di pane per accompagnarlo? Che so, un'insalatina, un bicchiere di bianco fresco... e poi devo comprarmi dei vestiti, e..."
"Capisco - lo interruppe il vecchio saggio - allora dobbiamo fare un passo avanti, e parlare della struttura economica della società moderna."
"De che?" lo incalzò il giovane.
"Vedi, se tu non ti fermassi a prendere un pesce per sfamarti ma ne pescassi degli altri, potresti vendere l'eccedenza al tuo fabbisogno alimentare e investire il ricavato per acquistare le altre cose che possono servirti: è la logica del capitalismo. Se tu diventassi un bravo pescatore, potresti perfino di tanto in tanto toglierti qualche sfizio. O, che so, capitalizzare, comprarti una barca, e un giorno costruirti un'impresa di pescatori tutta tua..."
Il giovane, un po' confuso, si allontanò.
Dopo qualche giorno, il vecchio si trovò a passare ancora da quelle parti.
Lipperlì non vide il giovane barbone, e ne fu contento.
Ma poi un'ombra gli si avvicinò di soppiatto: era lui.
Solo che questa volta aveva in mano una pistola.
"Dammi tutto quello che hai" gli urlò contro.
Il vecchio, svuotandosi le tasche e consegnandogli tutti i suoi pochi averi, scosse la testa: "mi sa proprio che non hai capito..."
"Come no? - lo interruppe il giovane - ti ho ascoltato, e ho pescato tanti pesci: come credi che mi sia guadagnato i soldi per comprarmi la pistola?"
Così il vecchio se ne tornò verso casa, sconsolato e sconfitto, senza nemmeno la sua vecchia canna da pesca.
Una lacrima silenziosa rigava il suo volto, mentre rimuginava sulla morale di questa storia:
- uno stronzo, anche se impara a pescare, rimane sempre uno stronzo.
- impara a farti i cazzi tuoi.
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piccole storie zen
27 maggio 2014
IL GIORNO DOPO - one shot
...il giorno dopo tutti sapevano tutto.
Analisi scientifiche o meno si sprecavano negli studi televisivi come nei cortili; nei salotti bene come nei cessi dei peggio bar: tutti sapevano tutto.
E venne fuori - ma solo il giorno dopo - che lo sapevano già da tempo.
Probabilmente, in tutta la città, io ero l'unico cretino che non ci aveva capito nulla.
Analisi scientifiche o meno si sprecavano negli studi televisivi come nei cortili; nei salotti bene come nei cessi dei peggio bar: tutti sapevano tutto.
E venne fuori - ma solo il giorno dopo - che lo sapevano già da tempo.
Probabilmente, in tutta la città, io ero l'unico cretino che non ci aveva capito nulla.
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
one shot
SGUARDI - one shot
Incontro i loro sguardi, a volte.
Carichi di sgomento, me li sento addosso.
Carichi di sgomento, me li sento addosso.
Guardano me, ma vedono solo il mostro. In me.
Vedo bambini indicarmi, rivolti alle madri.
Vedo madri afferrare i loro figli, e trascinarli via accelerando il passo.
Vedo, a volte, il loro sgomento trasformarsi in ribrezzo. Quasi in paura, a volte.
Come se fossi un mostro. Come se fossi io, il mostro.
Non vanno oltre i loro sguardi. Li sento.
Mi giudicano.
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one shot
IL VIAGGIO - one shot
Mi svegliai strano, quella mattina.
Intorno a me il mio paese, il solito di sempre.
Quello che amavo, ma non sopportavo più da ormai troppo tempo.
Un paese avaro, e piccolo. Incomprensibile, per certi versi, eppure così chiaro. Semplice.
E meschino.
Non sopporto più questo paese, mi dissi, così vuoto e insulso. Senza spazi né creatività. Senza prospettive.
Me lo ripetevo da troppo tempo, in realtà: dovevo andarmene.
Mi svegliai strano, quella mattina, con una nuova sensazione, nonprovata da tanto tempo: determinazione.
Dovevo andare via. E dovevo farlo subito.
Raccolsi le mie poche cose (una valigetta striminzita) e mi incamminai verso la stazione.
Intorno a me le facce di sempre: lunghe. Buie. Scavate dalla noia e dalla rassegnazione.
Paese di merda, pensai.
Ma non ero felice.
Non basta partire.
Servirebbe anche un certo entusiasmo.
Intorno a me il mio paese, il solito di sempre.
Quello che amavo, ma non sopportavo più da ormai troppo tempo.
Un paese avaro, e piccolo. Incomprensibile, per certi versi, eppure così chiaro. Semplice.
E meschino.
Non sopporto più questo paese, mi dissi, così vuoto e insulso. Senza spazi né creatività. Senza prospettive.
Me lo ripetevo da troppo tempo, in realtà: dovevo andarmene.
Mi svegliai strano, quella mattina, con una nuova sensazione, nonprovata da tanto tempo: determinazione.
Dovevo andare via. E dovevo farlo subito.
Raccolsi le mie poche cose (una valigetta striminzita) e mi incamminai verso la stazione.
Intorno a me le facce di sempre: lunghe. Buie. Scavate dalla noia e dalla rassegnazione.
Paese di merda, pensai.
Ma non ero felice.
Non basta partire.
Servirebbe anche un certo entusiasmo.
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one shot
25 maggio 2014
L'UOMO CON LA TESTA NEL CULO - one shot
Mi han chiamato, l'altro giorno, dal giornale: "mandaci cose" han detto. Bene.
"Stai sulla cronaca, sui fatti, racconta, cerca una storia" han detto. Bene.
D'altronde io questo faccio: racconto storie.
E allora scendo in piazza.
È un po' che manco, e non me la ricordavo così... piazzosa.
Vedo gente: scusate, gli chiedo, cerco una storia. L'avete vista - per caso - passar da queste parti?
Me ne servirebbe una con una certa urgenza!
Straniti mi guardano "dev'esser pazzo - li sento - andiamo via!"
C'è gente, in giro, e tanta. E ognuno corre dietro ai cazzi suoi, e ci ha da fare, giustamente.
Ma perché questo m'inquieta? Perché quasi mi spaventa?
Soffro forse di agorafobia e non lo sapevo?
No, il punto è un altro: non me ne frega un cazzo.
Chi sono, io, per star qui a guardar loro, a cercar storie, a giudicare?
Guardi la tivù? Leggi i giornali?
Cosa mai posso dirti, io, che tu già non sappia?
"Stai sulla cronaca, sui fatti, racconta, cerca una storia" han detto. Bene.
D'altronde io questo faccio: racconto storie.
E allora scendo in piazza.
È un po' che manco, e non me la ricordavo così... piazzosa.
Vedo gente: scusate, gli chiedo, cerco una storia. L'avete vista - per caso - passar da queste parti?
Me ne servirebbe una con una certa urgenza!
Straniti mi guardano "dev'esser pazzo - li sento - andiamo via!"
C'è gente, in giro, e tanta. E ognuno corre dietro ai cazzi suoi, e ci ha da fare, giustamente.
Ma perché questo m'inquieta? Perché quasi mi spaventa?
Soffro forse di agorafobia e non lo sapevo?
No, il punto è un altro: non me ne frega un cazzo.
Chi sono, io, per star qui a guardar loro, a cercar storie, a giudicare?
Guardi la tivù? Leggi i giornali?
Cosa mai posso dirti, io, che tu già non sappia?
D'altra parte sono solo un altro uomo che vive con la testa nel culo. Uno dei tanti.
Da anni ormai questo facciamo: andiamo avanti.
La testa sempre più a fondo, conficcata all'interno delle nostre chiappe, più o meno ben tornite.
Sempre più a fondo, dico, per non sentire.
Non cattiveria, non qualunquismo - ci mancherebbe - solo che abbiamo altro da fare.
Sì, certo, il mondo fa schifo, e la vita è piena di merda.
E se tanto questo è l'odore che devo sentire, perdonatemi, ma allora perché non limitarmi ad annusar la mia? Almeno so cosa ho mangiato. E se permettete, da buon gourmet, me lo sono anche goduto.
E se tanto questo è l'odore che devo sentire, perdonatemi, ma allora perché non limitarmi ad annusar la mia? Almeno so cosa ho mangiato. E se permettete, da buon gourmet, me lo sono anche goduto.
Che questo è il punto, e perdonatemi se insisto: chi sono io per giudicare?
Son solo un altro uomo con la testa nel culo, proprio come voi.
Uno che quando qualcosa non gli sta bene si indigna, e cambia canale.
Uno che quando qualcosa non gli sta bene si indigna, e cambia canale.
Parlo di me, perdonatemi, ma che altro dovrei fare?
La mia prospettiva sul mondo è un po' limitata, ne son cosciente.
Ma d'altra parte, da quaggiù, non ho certo un vasto panorama da guardare...
Ecco, se volete questo lo posso fare. Se volete, qualcosa ce l'ho da raccontare.
Sono esperto di merda, e in giro ce n'è tanta.
Ma sia chiaro: se vogliamo intraprendere questo viaggio non ci dovremo lamentare, perchè la merda puzza, vista da vicino.
E quella di un altro non è certo migliore della tua!
E quella di un altro non è certo migliore della tua!
pantera, illustrazioni, dichiarazione d'intenti
one shot
NOTTE - one shot
Ancora straniato dalle immagini sullo schermo, mi guardavo intorno. Spaesato.
Si era fatto buio, nel frattempo. E freddo.
Stringendomi nell'abbraccio caldo del cappotto mi sono incamminato per la strade della città, tagliate dalla luce dei lampioni: la notte mi aspettava.
Si era fatto buio, nel frattempo. E freddo.
Stringendomi nell'abbraccio caldo del cappotto mi sono incamminato per la strade della città, tagliate dalla luce dei lampioni: la notte mi aspettava.
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